La spinta all’internazionalizzazione aziendale

La spinta all’internazionalizzazione aziendale

Vendere all’estero o continuare a vendere solo in Italia? Questo è il problema!

In realtà non è affatto questo il dilemma, perché la fase di internazionalizzazione non è più una scelta libera, bensì una necessità.

Molte imprese italiane essendo operative da anni, godono di un buon volume di affari generato all’interno del mercato nazionale e pertanto non avvisano la necessità di espandere la loro rete di vedita all’estero.

Il pensiero di questi imprenditori è: «Siamo sul mercato da sempre e con ottimi risultati, non ci interessa andare a vendere all’estero». Oppure altri rifletteno sul fenomeno dell’internazionalizzazione e sostengono di essere già presenti all’estero, perché ad esempio inviano ogni anno all’estero, una piccola parte della loro produzione, magari grazie ad un contatto avuto ad una fiera di settore negli anni precedenti.

  1. Innanzi tutto, se un imprenditore si adagia e non coglie l’opportunità di crescita, vuol dire che ha già smesso di essere imprenditore ;
  2. In secondo luogo, se un’impresa decide di vendere all’estero, deve farlo in modo strutturato e seguendo una strategia, non in modo occasionale;
  3. Ma la questione vera è che non si tratta di decidere se andare all’estero a vendere o meno, ma di accorgersi che le imprese estere stanno già vendendo in Italia. Non mi riferisco alle multinazionali o alle grandi imprese, che da sempre hanno considerato il mondo come loro mercato, ma a quelle piccole e medie imprese, polacche, spagnole, per non dire tedesche e francesi, che grazie alla globalizzazione, ma soprattutto grazie al loro spirito impreditoriale e alla loro lungimiranza, sono già attive sul mercato italiano. 

La nostra attività di ricerca di mercato per costituire reti di vendita, testimonia la presenza crescente di aziende estere che ricercano agenti di commercio e distributori in Italia.

La causa del fenomeno riposa sul fatto che gli orizzonti del mercato si sono allargati, seguendo un iter inevitabile. 

Oggi, con i nuovi sistemi di comunicazione, mettersi in contatto con un Paese estero e curare la rete logistica di approvvigionamento è divenuta ordinaria amministrazione, anche per piccole realtà aziendali.

L’effetto, come l’altra faccia della stessa medaglia, è che per le nostre aziende è aumentata la concorrenza in casa propria.

Esistono strumenti di politica interna per arginare il fenomeno? Sì, preso atto che i confini geografici e politici sono ormai facilmente valicabili e la tendenza di mercato è quella descritta, si sta puntando ad incrementare sull’internazionalizzazione delle imprese italiane (basti vedere i vari interventi regionali o del M.I.S.E. a riguardo).

La situazione da qualsiasi lato venga affrontata dimostra la spinta verso l’internazionalizzazione delle aziende italiane. D’altro canto non serve possedere uno sviluppato senso di lungimiranza per rendersi conto del fenomeno, il mercato si è allargato così come i concorrenti: non innovarsi e non accettare la sfida, oltre a non essere più una libera scelta non è da imprenditori.

Con il coraggio che li ha sempre contraddistinti i costruttori del “Made in Italy” devono analizzare i propri prodotti/servizi ed eventualmente essere disposti a cambiarli per le esportazioni, devono studiare i mercati che offrono opportunità per il loro settore, monitorando lo stato della concorrenza, devono attuare una politica del prezzo ed una strategia mirata all’internazionalizzazione, devono realizzare la loro rete di vendita estera, costituita da filiali, distributori ed agenti presenti nel paese estero prescelto ed infine devono gestire quest’ultima o farla gestire da un professionista T.E.M. per generare sempre nuovo fatturato.

Soprattutto i titolari delle aziende italiane non possono più non prendere in considerazione la potenzialità e le opportunità dei mercati esteri, europei ed extraeuropei.



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